
Una medicina centrata sulla persona, quale è quella definita medicina non convezionale, tende ad aumentare la reattività psico-neuro-endocrino-metabolica-immunitaria propria di ogni individuo a che questi diventi più resistente alle stimolazioni microbiche, fisiche chimiche, micro-e macro-ambientali, con maggior resistenza agli stimoli patogeni e minor frequenza di recidive patologiche che possono solo progressivamente inficiare l’economia psico-fisica dell’individuo; inoltre l’aumento della reattività sopraccitata aumenta la capacità di trarre maggior vantaggio dalle stimolazioni terapeutiche di qualsivoglia natura-convenzionali e non convenzionali.
Ben si comprende che in un "sistema di salute" le medicina non convezionale siano indispensabile mezzo di interazione tra medicina convenzionale e le medicine antropologiche.
Nella fattispecie, si vuole sottolineare come le medicina non convezionale riconoscibili legislativamente possano sinteticamente raggrupparsi in :
In particolare , l'omeopatia è l' applicazione, in medicina, del principio di similitudine, basato sulla constatazione di un fenomeno generale della biologia: ogni sostanza capace di provocare dei sintomi in un soggetto sano, a dosi ponderali, può curare quegli stessi sintomi in una persona malata, quando sia somministrata a dosi deboli.
Alcune esemplificazioni possono aiutare a comprendere le basi dell' omeopatia.
Così la puntura d' ape provoca in un soggetto sano la brusca comparsa di bruciore e dolore trafittivo con edema rosato, migliorato dalle applicazioni fredde.
Lo stesso veleno (Apis mellifica), a dosi omeopatiche, può curare ogni tipo di eruzione della pelle caratterizzata da edema rosato, migliorata da applicazioni fredde, come l'orticaria, l' eczema, l' eritema solare o le bruciature.
Allo stesso modo, se si taglia una cipolla, gli occhi cominciano a lacrimare e compaiono abbondanti secrezioni acquose nasali. La stessa cipolla (Allium cepa) in dosi deboli, sarà il rimedio delle manifestazioni del raffreddore e della rinite allergica.
Ancora: tutti conoscono gli effetti dell' abuso di caffè, caratterizzati da ipereccitazione mentale e insonnia. Secondo il principio omeopatico il caffè (Coffea cruda), somministrato in dosi deboli, è indicato nell' insonnia con attività mentale esaltata.
In definitiva, in omeopatia si tratta di confrontare due realtà simili: da una parte i sintomi rilevati dal paziente, dall' altra i sintomi riferiti da soggetti sani nel corso della assunzione volontaria, accidentale o professionale di sostanze attive; l' omeopatia si può identificare in un sistema clinico-terapeutico basato su somministrazione di sostanze di origine minerale, vegetale o animale in nanodosi, definite "rimedi", che vengiono preparati con particolari procedimenti di diluizione e dinamizzazione (le cosiddette "diluizioni omeopatiche").
Per quanto concerne la "fitoterapia" , il nome deriva dal greco phyton (pianta) e therapeia (cura) e rappresenta in assoluto la prima forma di medicina utilizzata dall'uomo.
La Fitoterapia, ovvero medicina che utilizza le piante a fini terapeutici , si ritrova citata in documenti che risalgono a 4.000 anni prima di Cristo riguardanti droghe vegetali come l'oppio, la mandragora, il giusquiamo.
Si può ritenere come la più antica terapia utilizzata dall'uomo e persino dagli animali.
Un documento Egizio, elenca 700 ricette a base di vegetali.
Questa tecnica alcune volte è stata strettamente legata ad una conoscenza esoterica, occulta, iniziatica che in varie parti del mondo si è chiamata in modo diverso: medicina Egizia, Medicina etnica, Amerindia, Essenismo, la legge del Tao, ecc. , pur rimanendo patrimonio di chi voleva rispettare la Vita e salvaguardare lo stato di Salute.
Nell'antichità i veri conoscitori di questa tecnica erano soprattutto i sacerdoti.
Da Ippocrate in poi gli "erboristi" sono stati sempre più numerosi.
Agli inizi del XVI secolo Paracelso ( che era anche filosofo), era un vero terapeuta olistico e sosteneva la necessità di sperimentazioni su basi logiche; tenne molte lezioni pubbliche e ciò gli procurò l'antipatia dei suoi colleghi che volevano mantenere un'aura di misticismo attorno alla categoria ed all'arte medica ( cosa che sembra ripetersi anche nel nostro secolo).
Paracelso voleva estrarre l'anima dei vegetali sotto forma di "quintessenze", prima nozione del principio attivo. Attorno alla fine del XIX secolo ed agli inizi del XX ci si comincia ad orientare verso l'isolamento e all'utilizzo dei principi attivi.
Oggigiorno c'è un ritorno alla prescrizione di estratti totali di piante la cui azione medicinale globale sembra essere preferibile all'effetto dei principi isolati.
Nella provincia di Pesaro ed Urbino è stato trovato un Manoscritto di autore anonimo datato ai primi anni del secolo XVI, che contiene 35 immagini che raffigurano 62 piante medicamentose. Questa raccolta contiene e descrive le virtù curative delle piante che gli abitanti della zona di Urbino, utilizzavano nei secoli passati; queste ricette si mescolano anche a tradizioni popolari e superstizioni dell'epoca. Attualmente il codice è conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.
Nel corso del tempo comunque, grazie ai suoi riconosciuti poteri curativi, le piante medicinali hanno continuato ad occupare un posto importante nella cura delle malattie in modo naturale.
Al giorno d'oggi la Fitoterapia è comunemente chiamata: "Terapia con le erbe".
La pianta costituisce una singola unità terapeutica, nella quale i principi attivi formano dei "FITO-COMPLESSI" caratteristici, legandosi o interagendo con altre molecole che vengono eliminate nel corso dei processi di purificazione.
E' il FITO-COMPLESSO, dunque, la "quintessenza" della pianta medicinale, e non il suo "principio attivo" purificato.
Volendo dare una definizione di FITO-COMPLESSO, si può dire che esso è una Entità Biochimica Complessa che rappresenta l'unità farmacologia integrale delle piante medicinali.
Ogni pianta medicinale quindi ha una sua specifica composizione chimica che comprende un numero più o meno grande di sostanze (la maggior parte delle quali dotate di una loro propria attività medicamentosa) che formano quello che si definisce fitocomplesso: esso è il responsabile delle proprietà salutari di una pianta medicinale, che possono essere diverse da quelle di uno o più dei suoi componenti presi isolatamente. Questo spiega perché ogni pianta possieda un'azione medicamentosa considerata predominante e altre azioni dette secondarie.
Questo concetto è assai diverso da quello che regola il settore dei farmaci di sintesi: infatti il farmaco deve in genere la sua azione ad un solo principio attivo e cio' invalida la sua azione che diviene tossica.
Al contrario, ogni volta che viene utilizzato un fitocomplesso si realizza anche una azione antiossidante attiva sui vari sintomi in atto e comunque sempre preventiva per l'invecchiamento dell'organismo.
Per conoscere con sicurezza la quantità di un principio o dei principi attivi contenuti in un fitocomplesso si ricorre alla titolazione, cioè alla definizione, tramite procedimenti altamente tecnologici, della concentrazione della droga, che non deve essere inferiore ai livelli minimi stabiliti dalla letteratura internazionale e dalle Farmacopee, cioè i testi ufficiali redatti dalle Istituzioni dei singoli Paesi, nei quali sono dettagliatamente indicati tutti i farmaci e le sostanze medicinali dei quali sono autorizzati l'uso e la vendita sul territorio nazionale.
La titolazione consente la standardizzazione della fitomedicina che assicura la presenza costante della stessa quantità dei principi attivi in ogni lotto di produzione; così viene garantita l'assunzione della dose adeguata per tutta la durata del trattamento.
Migliaia di vitamine,di oligoelementi, di altri principi nutrizionali, contenuti in piante fresche, sono in grado di indurre fenomeni di attivazione delle difese immunitarie per germi, virus o cellule tumorali, o addirittura di provocare fenomeni di apoptosi (suicidio cellulare o morte programmata) nelle stesse cellule tumorali.
Per quanto riguarda la formazione della medicina non convezionale è chiaro che questa debba essere inizialmente demandata alle associazioni e/o società scientifiche che abbiano esperienza didattica specifica comprovata; è auspicabile, comunque, che fin dai primi tempi dalla data di entrata in vigore di una nuova legge ci si indirizzi a un programma didattico pre-laurea per studenti iscritti a Medicina e Chirurgia, Veterinaria, ed anche Farmacia, CTF e Tecniche Erboristiche e a Masters universitari (statali e non statali) post-laurea per i laureati in Medicina e Chirurgia, Veterinaria, ed anche Farmacia, CTF e Tecniche Erboristiche con attività di durata almeno triennale per ogni singola disciplina, a che si possa acquisire il titolo di "Laureato Competente in medicina non convenzionale".
Da sottolineare come la Competenza in medicina non convenzionale debba considerarsi, senza minimo dubbio, alla stregua di una specializzazione, data la complessità delle dovute conoscenze relative alle varie discipline delle medicine non convezionali; in attesa di attuazione dei corsi universitari sopradescritti può ritenersi "Competente in medicina non convenzionale" il Medico/Veterinario/Farmacista/Tecnico erborista che possa dimostrare, all'atto della pubblicazione della nuova legge, esperienza maturata da adeguata pratica professionale e/o adeguati percorsi formativi in Italia e all'Estero. Da quanto scritto si vuole sottolineare come una nuova legge sulle medicine non convezionali debba investire e riguardare non solo i laureati in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria ma anche i laureati in Farmacia, CTF, Tecniche erboristiche affinché il cittadino possa essere salvaguardato sia sul pino clinico-diagnostico che sul piano del giusto approvvigionamento e/o consigli relativi alla dispensazione di farmaci MNC.
E' bene perseguire a livello universitario la Evidence-based Complementary and Alternative Medicine partendo con programmi di ricerca relativi prioritariamente alla fitoterapia e medicina funzionale, dato che in tale scibile delle medicine non convezionali è più semplice e più immediato proporre prove di efficacia e studi pre-clinici e clinici.
Un capitolo a sé occupa il settore dei cosiddetti integratori alimentari, i quali dovranno essere distinti necessariamente in integratori schiettamente fitoterapici (inseribili nell'oggetto della legge nascente in medicina non convenzionale) e in integratori non costituiti da fitoderivati che dovranno avere una diversa collocazione.
Dott. Micucci Matteo
Università di Bologna
Dott. Ermanno Micucci